Bambino disabile spintonato, prof dà una nota ai compagni. I genitori: “era...

Bambino disabile spintonato, prof dà una nota ai compagni. I genitori: “era solo un gioco, rimuova la nota!”

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Siamo in una scuola media torinese. Un’insegnante assiste ad una scena di bullismo: due ragazzini prendono di mira un compagno disabile, lo spintonano contro il muro e cercano di abbassargli i pantaloni.

L’insegnante decide di parlare con i protagonisti della vicenda e dopo un confronto con la vicepreside, punisce i responsabili con una nota. Il “gioco” andava avanti già da qualche giorno.

Il giorno successivo, la madre di uno dei ragazzi risponde alla nota: «La ringraziamo per l’informazione, ma visto che si trattava di un gioco, per quanto discutibile e da non ripetere, la invitiamo a non registrare la nota, vessatoria, sul registro di classe. Altrimenti saremo costretti a rivolgerci al dirigente». Non passa molto e arriva una comunicazione delle seconda famiglia coinvolta, i toni sono sempre gli stessi, si chiede infatti all’insegnante di chiarire con i ragazzi e di far sì che la reputazione del figlio non sia compromessa da quello che, a loro detta, è solo un “gioco”. Un particolare agghiacciante è che la seconda lettera è scritta dalla madre di uno dei ragazzi coinvolti, che risulta essere una docente della medesima scuola, nonché responsabile dell’inclusione dei disabili nell’istituto.

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L’insegnante, colpevole di aver punito un comportamento che non può essere definito che alla stregua del bullismo, in seguito a tali repliche, si è rivolta al preside: «Stupita da un comportamento che non potevo accettare, perché metteva in dubbio la mia correttezza, volevo che fosse lui a prendere una posizione in merito». I ragazzi sono stati convocati nella palestra dell’istituto dal dirigente, il quale ha annullato la loro gita scolastica perché «si comportavano male durante l’intervallo». Nessun cenno alla vicenda, nessun riferimento agli studenti responsabili, nessuna parola che potesse far intendere che ci fosse stato un caso di bullismo.

Vi lascio immaginare la delusione dell’insegnante: «Se ho deciso di raccontare questa storia – spiega la professoressa -, è per sottolineare come, in queste condizioni, sia diventato impossibile tutelare la professione dell’insegnante e la deontologia professionale. Quel che più fa male, dopo anni dedicati a questo mestiere che è anche una missione, è vedere come certi genitori vogliano proteggere i proprio figli anche quando sbagliano. Lasciandoli disarmati e non educandoli ad assumersi le loro responsabilità».

5 COMMENTI

    • Confermo. La tutela dell’insegnante e ancora prima, secondo me, la tutela dei minori che ci vengono affidati e la cui responsabilità ricade, in primis, nel DS. Se non mi sbaglio.

  1. Ma sī si parla tanto di scuola ,di bullismo, di noi insegnanti che dovremmo fare questo è quello, ma poi,quando è il dunque un insegnante non può fare niente perché si aprirà la caccia alla strega a cominciare dai dirigenti che tendono a coprire tutto e non amano la verità ,i colleghi che fanno i ‘bravi’ecc.Quindi stessero zitti a questi talk show,perché noi insegnanti -parlo per qualcuno che ancora ci tiene alla scuola. …-abbiamo le mani legate!

  2. episodi di questo tipo, alcuni più gravi, altri meno, sono all’ordine del giorno un pò dappertutto ormai. Alcuni genitori che pretendono un minimo di decenza all’interno delle aule, denunciando tali episodi, il più delle volte si scontrano contro un muro di omertà. C’è la maledetta tendenza a coprire tutte le schifezze che succedono, a minimizzare per il prestigio della Scuola. I dirigenti scolastici non intervengono, le telecamere non le vogliono e gli ispettori neanche, tutto per il buon nome della scuola.

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