Ci sono in giro molti prof che non dovrebbero fare i prof

Ci sono in giro molti prof che non dovrebbero fare i prof

24
CONDIVIDI

Ok, quello che sto per dire potrebbe costarmi qualche bella riga sulla carrozzeria.

Però è tipo una cosa che ho dentro da un po’. E poi, sinceramente, la mia macchina è talmente malmessa che non so se si vedrebbe la differenza.

Bene: uno, due, tre, via.

Il punto è questo: ci sono in giro molti prof che non dovrebbero fare i prof. Ecco, l’ho detto.

Voi vorreste mai un pompiere che ha paura del fuoco, un chirurgo che sviene col sangue, un pilota di aereo che soffre di vertigini? Neanch’io.

Eppure ne ho visti diversi di quei chirurghi, di quei pompieri e di quei piloti. Solo che facevano gli insegnanti, se capite cosa voglio dire.

(Che poi, la frase giusta sarebbe: “ho visto cose che voi umani”).

prof

Ho visto prof di lettere scrivere “Io c’è lo”.

Ho sentito insegnanti insultare pesantemente i propri alunni, apostrofandoli con termini come “handicappati” e “idioti”.

Ho visto una prof continuare a scrivere impassibilmente alla lavagna mentre dietro di lei i suoi alunni stavano passando alle mani.

Ho visto una professoressa non riuscire a tenere la propria classe e scappare via, di corsa, bussare a quella accanto implorando aiuto al collega (che ero io).

Ho visto professoresse piangere più volte davanti ai propri alunni per non riuscire a farli stare seduti.

Il massimo poi mi è successo a uno scrutinio: si doveva decidere se promuovere o bocciare un ragazzino di prima media. Si vota per alzata di mano e si è in parità. C’è confusione, però, così chiedo di rivotare, in silenzio. E lì non si è più in parità: una prof aveva cambiato idea tra un voto e l’altro.

In realtà non aveva cambiato idea: alla prima votazione non aveva capito di chi si stava parlando.

In prima media: un’età in cui una bocciatura può cambiarti la vita per sempre. Era distratta.

Sì, certo, lo so che ci sono anche in giro moltissimi prof che fanno il proprio lavoro con serietà e spirito di sacrificio, che scendono in trincea ogni mattina, più in missione che al lavoro: ne ho conosciuti un sacco e ne conoscerò ancora. E sono la maggioranza, grazie a Dio. E in molti dicono: diamo più soldi a questi qui. Giusto.

Ma io credo che prima ancora di tutto questo, prima di sganciare cento euro in più al prof bravo, bisognerebbe proprio rivedere i criteri con cui vengono reclutati, gli insegnanti, e quelli con cui si guadagnano punti in graduatoria: perché sono più i danni che può fare un prof che non dovrebbe fare il prof, che i miracoli che possono fare gli altri.

Perché una cosa che quasi nessun insegnante ammette facilmente è questa: a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla. Il massimo che fanno è vedere se siamo a posto con le scartoffie, con la burocrazia. Ma nessuno viene a vedere cosa combiniamo una volta chiusa quella porta.

Nessuno viene a vederci, e siamo liberi di fare dei danni incalcolabili.

Io voglio che qualcuno mi controlli.

Voglio che qualcuno entri in classe a vedere se faccio lezione o se perdo tempo.

Voglio che qualcuno mi sospenda dal servizio se chiamo “idiota” un mio alunno.

Voglio che qualcuno sia lì e mi impedisca di insegnare storia, se non so l’anno in cui è caduta Roma o chi era Giordano Bruno.

Voglio che ci sia in classe uno psicologo che si possa accorgere, se ho qualche disturbo che mi fa scappare via dalla classe e lasciarla incustodita quando non sono capace di tenerla.

Voglio che mi tolgano lo stipendio per un mese, se non sto attento a uno scrutinio e sbaglio a votare, facendo bocciare un ragazzo che magari poteva essere promosso.

Macché un mese: un anno. Se va bene.

Bene, sfogo fatto.

E adesso è meglio che inizi a parcheggiare lontano da scuola.

Enrico Galiano dal web

24 COMMENTI

  1. Uno sfogo eccellente….l’unica cosa che mi rattrista è il fatto che per dire ciò che si pensa si debba quasi avere timore. Purtroppo la maggioranza della genta, la mentalità mafiosa, che ci hanno inculcato, se le, come si fa con un panino, spalmata nella zucca. Brava, condivido ogni parola!

  2. Apprezzo l’onestà intellettuale del professore che ha scritto quest’articolo. E’ assolutamente vero che ci sono degli insegnati che non dovrebbero insegnare se commettono errori madornali di grammatica; è altresì vero che gli insegnanti dovrebbero essere controllati sul loro operato e se riescono a portare a termine il loro programma. Sono in disaccordo sull’opinione che se un insegnante non riesce a tenere a bada gli alunni allora è un pessimo insegnante. non è così. Se hai più di 15 anni e no hai ancora compreso che l’aula non è la gabbia delle scimmie dello zoo, ma un luogo in cui si sta seduti e composti, in questo caso la colpa non è dell’insegnante, ma dei genitori del ragazzo/a che non gli sanno impartire certi principi. (parola di uno che a scuola ne ha combinate diverse). La seconda questione su cui non mi trovo d’accordo è che non si può dire “idiota” a un alunno. Ok, giusto in linea di principio, ma se il ragazzo è uno di quelli summenzionati? come lo si deve chiamare ? Campione? (anche in questo caso parlo da ex studente indisciplinato al quale sono stati rivolti simili epiteti e che ora aspira a diventare insegnate). Terza è ultima cosa su cui non sono concorde è il fatto che debba essere uno psicologo a controllare l’operato di un insegnante; dato che sono proprio gli psicologi e le loro teorie idiote sull’insegnamento e l’educazione ad aver rovinato generazioni di genitori e di conseguenza di ragazzi.

    • il termine idiota è un vecchio termine tecnico utilizzato in psichiatria e medicina per indicare un deficit intellettivo….utilizzato poi dai più, con lo scopo di insultare il prossimo. In primis, è molto scorretto e fuorviante, far passare il messaggio che chi ha un handicap sia inferiore, usandolo come riferimento per sminuire il prossimo!!! E’ un retaggio culturale un po’ antico, e che denuncia una tendenza alla cultura dell’essere perfetto, ariano, e senza difetti (e gli arrivisti-spesso incapaci- ne fanno una cultura): la scienza dice altro… Prima di proporti come insegnante, rivediti un po’ di cose sulla disabilità per favore, ma anche sulla pedagogia. Non credo che attraverso l’insulto si possa pensare di educare o insegnare qualcosa. Insultare serve solo a sminuire l’altro, un correre ai ripari quando non si hanno più strumenti a propria disposizione. Quando lo fai, insegni solo ad insultare e basta. Credo sarebbe meglio dotarsi di qualche strumento in più, piuttosto che limitarsi ad insultare i propri allievi sui quali non riesci ad avere autorevolezza e finisci con l’utilizzare l’insulto per essere autoritario. Il rispetto e la stima (fondamentali per essere autorevoli e quindi ascoltati) si conquistano con altri argomenti ben diversi dagli insulti.
      Tutti commettiamo errori e non sempre riesci ad essere così equilibrato e razionale per svolgere al meglio il tuo lavoro (siamo umani), ma ritenere l’insulto appropriato all’insegnamento NON è un buon punto di partenza per ritenersi insegnante.
      …A meno che non si stiano educando ed istruendo gli allievi per andare in curva allo stadio ecco…

    • Insegno da piu’di trent’anni e ho allevato due figli,concordo pienamente con cio’che dice Andrea Zammiti.Siamo pagati per fare gli insegnanti, non per fare i domatori di leoni.L’educazione si riceve a casa,e se un’insegnante non viene rispettata…un po’di domande se le dovrebbero fare i genitori!Lo dico sia da insegnante che da mamma.

  3. Io credo che l’articolo scritto dal professore sia un ottimo spunto per parlare di cosa accade a scuola. Parliamo, infatti, di quello che accade in una classe una volta suonata la campanella di inizio lezione. Senza paura di essere smentita, nella stragrande maggioranza dei casi, i docenti iniziano a fare lezione, sono attenti a ogni singolo alunno (ivi compreso il fatto che i discenti stiano bene in salute), verificano che tutti siano attenti e comprendano, e sono disponibili a ripetere più e più volte quanto si cerca di impartire, rendendo il più semplice possibile il tutto. Fanno inoltre questo con grande professionalità, mettendo a disposizione del loro “pubblico” tutte le competenze acquisite nel corso di faticosi studi e dannandosi l’anima se la missione di rendere tutti partecipi non è andata a buon fine. Non so se nella stragrande maggioranza dei casi, per certo sempre più spesso, troppo spesso, le classi delle scuole sono letteralmente pieni di ragazzi, ragazzini, donzelle (donzelle è il termine giusto), che non hanno il minimo rispetto verso se stessi, e ancor meno verso i loro docenti. Trattasi di persone profondamente ineducate, con le quali il ruolo della famiglia ha completamente fallito, quando addirittura la famiglia di cui sopra non si è proprio posta il problema di formare la propria prole prima di mandarla in “società”. In questi casi, quello che è accaduto è che i genitori (o chi per loro), appunto, hanno delegato in toto l’educazione dei figli alla scuola, ignorando colpevolmente che questa ha sì anche il compito di educare, ma quando le regole della convivenza civile siano state già fatte proprie almeno per il minimo indispensabile. Così, mentre l’età media dei nuovi insegnanti si abbassa, giustamente, e quindi giovani donne entrano in classe per fare il loro lavoro, quello per cui hanno tanto studiato, insegnare. Ma trovano un mondo che nemmeno nei loro incubi peggiori si sarebbero aspettate. E lo trovano in un momento storico nel quale, come diceva Andrea Zammitti, gli psicologi hanno fatto da tempo un danno molto grave: considerare i ragazzi come reliquie, da proteggere in ogni, e sottolineo ogni, caso. Il ragazzo, per questi psicologi, va salvato sempre e comunque. Va da sé che salvare il ragazzo significa mandare al manicomio la giovane insegnante (ma anche il giovane ragazzo ben educato, appena uscito dall’università, e con tante buone intenzioni nel suo curriculum), che vista la bruttissima male parata, umanamente qualche volta può cadere in un pianto di disperazione davanti agli occhi beffardi dei suoi alunni, o, a volte, per evitare che qualcuno di questi finisca scaraventato a terra dalla finestra di un’aula sita al primo piano, va dal collega a fianco a cercare aiuto, ignara della cattiveria dell’altro docente.

  4. Enrico Galliano:
    un povero deficiente completo. Se non ti va più di insegnare, o imbecille, vattene dalla scuola, è meglio per tutti che la gente come te se ne stia lontana. Secondo me manco sei professore, sei solo un provocatore camuffato da prof. Forse ora mi dirai che insultati non è una risposta ma sai com’è; si vede chiaramente che di scuola non ne capisci niente, quindi non ha senso risponderti punto per punto.

  5. ciò che pare strano è che il dirigente scolastico non sia garante verso le famiglie, ma nemico a tutela dell’intera struttura presieduta

  6. Un vero docente per prima cosa dovrebbe osservare, valutare e giudicare se stesso e il suo operato. Se onesto e realista, non avrà tempo per mettere sul banco degli accusati i suoi colleghi.

  7. Non credo tu sia un insegnante E l ‘unica professione dove non vi è coscienza del danno procurato nell ‘esercizio della stessa.. Il responsabile del mancato apprendimento o di chissà cos ‘altro è sempre l’alunno ,se, poi si tratta di disabile, è ampiamente certificato che lo scemo è lui e ,chi sta in cattedra ,,è al di sopra d’ogni sospetto. Danni astratti quelli del cervello e della personalità , che segnano però l ‘esistenza dell essere indifeso .A differenza del ponte che, se crolla condanna l’gegnere , la piaga purulenta denuncia l infermiere e via dicendo…..,anni d ‘impunità hanno permesso di stare in cattedra a pericolosi , indegni personaggi ,riducendo al terz ‘ultimo posto nel mondo, il ns sistema di istruzione appiattendo l ‘intelligenza delle ns ultime generazioni

  8. E da genitore che vive la vita scolastica dei figli da quando erano piccoli, dai 2 anni ad ora che danno la maturita, ne ho viste di tutti i colori e la considerazione che viene fatta dai dirigenti scolastici è “come nella società ci sono tanti livelli di resa o di vocazioni e non c’è nessuna possibilità di scelta se non dalla fredda, non giusta e non meritocratica GRADUATORIA”, e così se sei fortunato ti capitano i proff. frontali con la vocazione all’insegnamento e quello frustrato, deluso e incapace sulle materie con meno ore altrimenti sei stato sfortunato e di questa sfortuna, tu studente, ne pagherai tutte le conseguenze. Per il dirigente poter dire la propia su comportamenti e sui risilultati raggiunti sicuramente può servire, tramite il comitato di valutazione strutturare una graduatoria oggettiva per premiare i professori più impegniati e che hanno ottenuto buoni risultati, l’autovalutazione e aggiornarsi, tutto questo può servire per cambiare questo sistema così dannoso e obsoleto. Buona anche l’idea che qualche ente esterno controlli per determinare la bontá del servizio, la serietà e la professionalità per cambiare questa situazione frustrante, ne và del futuro dell’umanità perchè se ci siamo evoluti è grazie all’intelligenza e la cultura e non all’ignoranza.

  9. Comprendo la necessità di sfogarsi quando si vedono situazioni di reale inadeguatezza, ma non trovo utile fare di ogni erba un fascio affermando che “molti” insegnanti non dovrebbero fare questo mestiere. Non mi piacciono le generalizzazioni sia quelle riferite agli insegnanti, che quelle indirizzate agli psicologi. Come in ogni professione, ci sono anche tra i docenti persone più o meno preparate, più o meno coscienziose, più o meno appassionate, ma un articolo di questo tipo non aiuta affatto a indicare una via percorribile per migliorare la situazione. Ci sono fattori individuali e fattori socio-culturali a monte di comportamenti inopportuni e inefficaci. Ogni situazione specifica ha una sua logica e su quella occorre intervenire, ma non dimentichiamo che l’educazione è sana se se ne fa carico ogni individuo adulto che si trova ad interagire con i giovani. I genitori in primis, ma anche ogni altra persona che ha cuore il futuro dell’umanità. Saremo efficaci se ciascuno di noi si sentirà responsabiole di dare buoni esempi alle nuove generazioni, non solo a scuola, ma nella vita di tutti i giorni.

  10. Sono un docente…di inglese, ma non mi vergogno di dire che i miei due figli di 7 e 11 anni sono in Inghilterra a scuola ad imparare l’inglese, in una scuola primaria dove sono stati accolti benissimo, non come qualcuno nazionalista vuol farci credere, discriminati, vanno a scuola con piacere la mattina dal lunedi al venerdi dalle 8,30 alle 15,30…fanno inglese, matematica, ecc… ma anche calcio, cricket, musica, teatro…in classe la teacher non comanda imperiosa dalla cattedra, ma sta in un angolo con la scrivania ed il suo computer ad organizzare il lavoro, che viene seguito da tre assistenti teachers che girano tra i banchi organizzati per gruppi…una meraviglia!In Italia investiamo una barca di soldi per potenziare le lingue quando i cartoni animati ed i film li dobbiamo drammaticamente in italiano, quando basterebbero i sottotitoli…che indecenza! l’altro giorno in tv non si riusciva a sentire una parola della Clinton o di Trump perchè una voce li traduceva anche quando dicevano “Thank you” Vi siete mai chiesto perchè in paesi come l’Olanda parlano bene inglese già a 14 anni?
    Bisogna cambiare il modo di fare scuola!
    P.I.
    Ed i madrelingua, giovani universitari stranieri disposti a venire nel nostro bel paese con contratti ad hoc!

  11. Ho visto un prof (che sono io) cacciato dalla scuola in ui insegnava da 10 anni per “incompatibilità ambientale”, fondata su letteracce di colleghi nella meno squallida delle quali una collega si lamentava del fatto che quando io parlavo di lei ai ragazzi, la chiamavo “signora” e non “professoressa”….

LASCIA UN COMMENTO