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Le critiche non hanno senso: vi spiego perché dovremmo insegnare coding a tutti

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Perché dovremmo insegnare coding a scuola e a tutti?

Semplice perché credo fermamente, dopo averlo sperimentato prima sulla mia pelle poi sui miei alunni ed ora anche sui miei colleghi dei tre ordini di scuola: infanzia, primaria, secondaria di primo grado, sia un’ottima metodologia, strumento, mezzo e chi più ne ha più ne metta per poter incentivare nei nostri bambini e ragazzi il ragionamento.

Già mi si potrebbe obiettare (come è già accaduto, per la resistenza ad ogni cambiamento che appartiene a tutte le categorie e più che mai alla nostra di insegnanti), che ci si limita ad eseguire comandi su uno schermo … niente di più inesatto.

Cominciamo dal fatto che lo schermo potremmo non usarlo affatto, perché si può tranquillamente fare coding con attività unplugged, senza tecnologia, con attività ludiche ed estremamente stimolanti che permettono ai bambini di riflettere e di muoversi con il pensiero e materialmente a destra, sinistra, in alto, in basso, posizioni che facilmente alla scuola primaria possono già essere sostituite da indicatori più precisi, o da punti cardinali.

Poi ovvio che se si vuol coinvolgere gli alunni più grandicelli la tecnologia ci è di grande aiuto ed allora basta portare a scuola il proprio device (se non si possiede un’aula d’informatica) e avviare i ragazzi al pensiero computazionale facendoli semplicemente giocare, all’inizio, attraverso Programma il futuro e Code.org che forniscono a noi docenti grandi possibilità di seguire e guidare gli alunni allo sviluppo del pensiero computazionale per giungere a programmare essi stessi in maniera creativa ed estremamente stimolante, magari utilizzando Scratch.

Alla proposta a settembre di un corso di formazione sul Coding interno al nostro Isc abbiamo incontrato un grande scetticismo, uscire dalla zona di confort ci blocca un po’ tutti, poi spiegando cosa fosse il Coding e soprattutto le potenzialità, ci siamo ritrovati a seguire nella loro formazione quasi 50 colleghe: dalle maestre dell’infanzia alle professoresse della scuola secondaria, sì tutto al femminile perché il Coding, fra tutte le potenzialità, ne ha un’altra scardina anche gli stereotipi di genere e mette in forte discussione la convinzione che la tecnologia e l’informatica interessino solo le discipline scientifiche.

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L’entusiasmo delle colleghe non si è fatto attendere e per la Eu Codeweek (settimana europea del Coding), in tante ci siamo ritrovate a proporre attività ai nostri alunni assolutamente calate sulla nostra disciplina e fascia d’età degli allievi.

Quindi perché Coding? Perché come dice il nostro guru, il professor Alessandro Bogliolo, il maestro che ci ha guidato con i suoi corsi gratuiti sulla piattaforma Emma Coding in your classroom e Coding in their classroom “non è solo programmazione cioè non è solo la competenza professionale di cui tanto si parla come indispensabile allo sviluppo e all’innovazione. Coding è il modo più efficace e divertente per sviluppare il pensiero computazionale, lo strumento che ci consente di passare da un’idea al procedimento per realizzarla. A noi interessa il coding prima di tutto come strumento per sviluppare il pensiero computazionale. E ci interessa che questo strumento sia messo a disposizione di tutti, il prima possibile. Per questo vogliamo portarlo in classe, non solo a scuola. Perchè sono le classi, possibilmente in orario scolastico, il luogo in cui le opportunità sono davvero per tutti”.

Quindi stavolta i 100 milioni di euro del Ministero dell’Istruzione credo proprio siano ben investiti per il futuro dei nostri ragazzi.

Marianna Cinti docente italiano, storia, geografia nella scuola secondaria di primo grado – Isc Nardi – Porto San Giorgio

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