Maestra, ma te da piccola quanti anni avevi?

Maestra, ma te da piccola quanti anni avevi?

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Nei mesi scorsi sul web imperversano critiche e battute sul termine “petaloso”, molti giocano e si divertono a prendere il giro il termine, perché esiste ancora l’ironia a mio parere. Per fortuna si può scherzare ancora eh!

“Petaloso” è una parola meravigliosa, diciamo la verità, e non credo sfugga a nessuno il suo valore.

Quelli che hanno bambini o ci lavorano sanno che ogni minuto sulle loro labbra spuntano nuove e sorprendenti parole. E non solo parole: espressioni, immagini…, non passa giorno in cui non nasca qualcosa, che non è altro che il riflesso dei loro pensieri sottili, raffinati, puri, mai scontati o forzatamente coerenti, come succede agli adulti.

Credo di essere fortunata a vivere sempre vicina a queste creature.

piccola

Regolarmente perdo il senso del tempo occupandomi di loro e cercando di entrare nel loro mondo, per imparare a guardare le cose in un modo più profondo. I bambini, quando ti parlano, alzano la testa e ti fissano negli occhi e a volte ti tengono il viso perché tu non ti distragga. Loro ci provano a farti capire che è il caso di ascoltare le parole che dicono. Loro cercano il contatto in tutti i modi; lo fanno meglio di qualsiasi analista, non per curiosità, ma perché vogliono che tu capisca. Non sono autocelebrativi e logorroici spocchiosi, come qualche adulto.

Tutti noi conosciamo l’importanza di ciò che dicono e se così non fosse dovremmo ricordarcelo.

Non dimenticherò mai un alunno. Ero seduta su una panchina del cortile della scuola, lui mi prese il viso, mi fissò negli occhi e, prima di chiedermi quello che voleva, mi disse: “Maestra, ma te da piccina quanti anni avevi?”.

Esiste un modo più grandioso per avvicinarsi a qualcuno? Dovevo tornare piccina per capirlo in quel momento e lui aveva trovato le parole giuste per aiutarmi a farlo.

Anna Mariani, insegnante

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