Sono un’insegnante e detesto fare le verifiche

Sono un’insegnante e detesto fare le verifiche

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Sono un’insegnante. E detesto fare le verifiche. Detesto l’oppressione della “media” a fine trimestre o anno, che ti COSTRINGE ad avere un certo numero di valutazioni numeriche, altrimenti sei esposto ai ricorsi di genitori che non capiscono a cosa è dovuta la valutazione del figlio.

Perché, caro professore “alternativo”, la tirannia del voto non è voluta dagli insegnanti. Ricordi i bei tempi di quando, alle medie, ti davano i “giudizi”? Che poi, alla fine, tutti noi, alunni e genitori, ci lambiccavamo il cervello per tradurli in voti? Ottimo = 9, Discreto = 7, Sufficiente = 6, e così via? Perché alla fine si è ritornati ai voti?

Perché un numero è semplice, chiaro, matematico, OGGETTIVO. Era l’unico modo per non farsi sommergere dai ricorsi di genitori che contestavano il giudizio finale dei figli. Si è ritornati alla buona vecchia “media matematica”, con buona pace di tutte le indicazioni pedagogiche.

Sono GLI STUDENTI a volere i voti, e i loro genitori. E’ l’unica certezza che hanno, quella benedetta/maledetta “media matematica”, in mezzo ai discorsi fumosi e non sempre ben compresi sulle “competenze”, le “attitudini”, le “abilità”, i “livelli di padfronanza”, ecc. Vuoi cambiare la scuola? Cambia prima le teste dei genitori. Solo allora cambieranno le cose.

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Che poi, come detto da altri, il problema non sono i voti. Il problema è COME si mettono quei voti, e A COSA servono quei voti. Se un insegnante incasella un alunno in un range di voti, il problema non è il voto, ma l’insegnante. E ti assicuro che un compito strutturato, una prova oggettiva con punteggi già stabiliti (sì, i famigerati test e questionari) e tradotti in voti secondo uno schema trasparente e condiviso in anticipo con gli alunni non consente nemmeno all’insegnante di “sgarrare” e assegnare un voto solo in base alle simpatie/antipatie o ai pregiudizi personali nei confronti di un alunno.

Avendo solo due ore a settimana in ogni classe, e classi con una media di 25 alunni, non posso permettermi verifiche che non siano scritte, pena l’impossibilità di svolgere un “programma” che copra anche solo le basi della materia. E proprio per evitare a me di “sgarrare” e agli alunni di contestare, uso dei questionari strutturati. So bene che è impossibile verificare TUTTO con questo metodo, ma se ben strutturati verificano più di quanto si creda, e non solo il semplice nozionismo.

E a volte mi sono ritrovata ad assegnare dei voti buoni a studenti che durante le mie lezioni facevano tutt’altro. Avevano copiato? Si erano fatti l’ammazzata la notte prima? Può darsi. Ma quali che fossero i miei sospetti o l’opinione che avevo di loro come studenti, ho assegnato il voto che mi risultava dal compito che avevo davanti. Anzi, di solito nemmeno guardo il nome, quando correggo i compiti, lo guardo solo alla fine, quando ci scrivo accanto il voto. Quindi il problema di “incasellare l’alunno in un voto” è dovuto agli insegnanti ai ai metodi di valutazione usati, non ai voti in sé.

Questo per il COME. Quanto al COSA farci con questi voti: anche quello dipende dall’insegnante. Il vantaggio di una prova strutturata è anche che permette di isolare le singole lacune (un argomento piuttosto che un altro, un’abilità piuttosto che un’altra) dello studente, permettendo a me insegnante di usare il risultato del compito per consigliargli di approfondire un argomento, o per fare un recupero personalizzato. Quando riporto i compiti non mi limito ad assegnare i voti: ogni quesito viene da me ripreso e commentato in classe, evidenziando gli errori più frequenti e spiegando perché sono errori. La correzione del compito diventa una questione comunitaria e un’occasione per riprendere gli argomenti su cui ho notato più lacune. Anche qui, il voto resta solo un numero solo quando l’insegnante lo considera tale.

In risposta a: ECCO PERCHE’ I VOTI SONO UNA STRONZATA PAZZESCA

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